𝗜𝗹 𝘁𝗲𝗮𝘁𝗿𝗼 𝗮𝗹𝗹’𝗔𝗺𝗮𝗹𝗱𝗶: 𝘂𝗻 𝘃𝗶𝗮𝗴𝗴𝗶𝗼 𝗶𝗺𝗺𝗮𝗴𝗶𝗻𝗮𝗿𝗶𝗼 𝘁𝗿𝗮 𝗧𝗲𝗯𝗲, 𝗖𝗮𝗽𝘂𝗮 𝗩𝗲𝘁𝗲𝗿𝗲 𝗲 𝗞𝗶𝗲𝘃
Venerdì 25 settembre, nell’ambito della II edizione del Festival di Teatro Classico dell’Antica Capua, sulla Porta Tifatina dell’Anfiteatro Campano di Santa Maria Capua Vetere, gli allievi del
laboratorio di teatro del Liceo Amaldi hanno portato in scena Sette contro Tebe di Eschilo, spettacolo già dato nel settembre dello scorso anno presso il medesimo Anfiteatro e nel maggio di quest’anno al Teatro di Akrai in Palazzolo Acreide. Gli spettatori sono stati nuovamente stimolati nella riflessione dall’originale regia contemporanea di Marco Sgamato, capace di calare nel panorama geopolitico attuale il ricco testo eschiliano, lasciato inalterato nelle sue profonde inflessioni poetiche. Tebe assediata dai sette nemici era Kiev assaltata da Putin e i suoi alleati che, ritratti su inquietanti stendardi, dall’ayatollah Khamenei al cinese Xi Jinping, sbucavano da ciascuna delle arcate, illuminate di rosso sangue alla minacciosa sortita dei vessilliferi (Mario Castiglia, Luigi De Matteis, Giuseppe Munno, Francesco Petrarolo, Antonino Sapio, Vincenzo Varone, Vittorio Vastano). Eteocle, il re di Tebe, era Zelensky, interpretato da un sempre impeccabile Luigi Ventriglia: a ciascun avversario, annunciato dal Messaggero (un sorprendente Pierpaolo Puleo) e dalla Corifea (un’intensa Barbara Vitale), il presidente dell’Ucraina, giocando con le iconostasi, richiamanti la fede ortodossa del popolo di Kiev, opponeva i suoi amici, da Trump a Macron, salvo affrontare lui stesso il rivale della settima porta, il fratello Polinice, ossia Putin, con cui condivide radici etniche, storiche e culturali. Particolarmente emozionanti la processione delle tebane/ucraine (Sara Halili, Eliana Concini, Giulia Ambrosone, Angela Gaudiano, Chiara Santillo, Martina Iannone, Marta Macrì) e l’annuncio del duello finale con lo sbandieramento del vessillo ucraino affidato a Nikita Penchenko. Insomma, uno spettacolo di notevole spessore che ha di nuovo raccolto consenso dal folto pubblico presente e riscosso giudizi critici favorevoli, confermando la bontà del lavoro svolto dal Maestro Sgamato, allievo del grande regista Robert Carsen, noto per le letture attualizzanti della tragedia greca che, lungi dall’essere forzate, ridanno piuttosto vita a testi che, se compressi nelle barriere della filologia e dello scolasticismo, rischierebbero di apparire anacronistici e sterili. Il laboratorio di teatro dell’Amaldi, coordinato dal prof. Guglielmo de Maria e arricchito dal contributo della prof.ssa Renata D’Angelo, raffinata scenografa e creativa costumista, si conferma dunque il fiore all’occhiello di una scuola viva e creativa che, superando visioni settarie e provinciali, crede nell’unitarietà e complessità del sapere e del mondo. Galleria Fotografica
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